Blood And Iron, un filo lungo che lega musica dura a cinema horror Parte Terza
Capitolo Terzo ed Ultimo Anni 90 e 2000: Decadimento e fuochi rari
Purtroppo anche le cose belle hanno una fine, il cinema di genere italiano, soprattutto horror chiuse i battenti per una serie di motivi tra i quali la scomparsa di produttori coraggiosi che finanziavano certe pellicole costringendo i registi a spostarsi per lavorare in produzioni televisive, l’avvento delle televisioni commerciali tra cui il Gruppo Fininvest che intervenendo sulle scelte registiche finanziando alcuni film toglievano libertà artistica al tutto e guarda caso a rimetterci è stato il genere più pauroso, il terzo era il più evidente a mio modesto parere è che erano finiti i soldi e quindi questo mondo era finito; l’unico da noi a lavorare nel genere era Argento ma dovendosi adattare al cambio repentino ha sempre più confezionato lavori zoppicanti e la qualità di un tempo era ormai un miraggio.
Anche l’heavy metal non se la passava certamente bene, perché negli anni 90 venne in primis travolto dal ciclone Grunge che sconquassò non poco la scena ricacciando nell’underground il genere e poi arrivò nel nuovo millennio l’avvento del Nu Metal che aveva un linguaggio diverso, dove le chitarre non erano predominanti ma erano una componente di un quadro sonoro eterogeneo che aveva al suo interno pulsioni elettroniche ed hip hop, quindi le case di produzioni cinematografiche si rivolgevano a questi generi allora in voga e più appetibili commercialmente.
I pochi esempi qui se parliamo di metal vecchia scuola li abbiamo con il quinto capitolo della saga di Freddy Krueger realizzato a ridosso degli anni 90, “Nightmare 5: Il Mito” (Stephen Hopkins, 1989) vede al suo interno il brano di Bruce Dickinson, frontman degli Iron Maiden, “Bring your daughter to the slaughter”, c’è un aneddoto legato a questo brano, questa composizione piacque così tanto a Steve Harris, leader degli inglesi che decise di includerla con un diverso arrangiamento nell’album “No Prayer For The Dying” del 1990 che fu anche il penultimo di Dickinson con la band che si separò dopo il tour d’addio a supporto dell’album del 1992 per intraprendere la carriera solista.